Salute ~ Ambiente Sport ~ Società Beni culturali ~ Patrimoni edilizi Imprese ~ Economia Scuola ~ Università Turismo ~ Enogastronomia Virtual Poleis
 
  |Home|  
 


Il Sistema Elettorale Americano

Come avviene l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America: qual è il ruolo dei Grandi Elettori, come avvengono le Primarie, i Caucus e le Convention che determineranno il prossimo 4 novembre il nuovo inquilino della Casa Bianca

Manca poco meno di un anno all’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, che avverrà a mezzogiorno in punto di martedì 20 gennaio 2009, eppure considerando l’ampio spazio che i notiziari di tutto il mondo dedicano ogni giorno all’evento, pare si tratti di qualcosa di imminente.
In realtà siamo già in piena campagna elettorale e i mesi che ci separano dal fatidico martedì 4 novembre 2008, data “ufficiale” delle elezioni, saranno necessari allo svolgimento di tutte le fasi del complesso sistema elettorale americano, il cui atto finale di elezione del primo cittadino, considerato da sempre la più significativa espressione di voto “diretto” del popolo, è in realtà affidato a dei delegati, denominati Grandi Elettori.

Questo errore di valutazione si deve alla scarsa conoscenza che si ha del sistema politico degli Stati Uniti d'America, una repubblica presidenziale federale costituita da 50 stati e da un distretto, il Distretto della Columbia, in cui si trova la capitale federale Washington, in cui le funzioni pubbliche vengono esercitate a due livelli, federale e statale, secondo una ripartizione di competenze stabilita dalla Costituzione.
A livello federale, il Presidente, oltre ad essere Capo dello Stato, esercita anche il Potere esecutivo, mentre il Potere legislativo incombe alle due camere del Congresso, il Senato e la Camera dei Rappresentanti.

La Costituzione USA prescrive al candidato presidente il possesso di 3 requisiti: almeno trentacinque anni di età, essere cittadino americano per nascita e risiedere negli Stati Uniti da oltre quattordici anni.

Come anticipato, a votare per eleggere il presidente sono i Grandi Elettori: si tratta di 538 cittadini, eletti su base statale, il cui numero è pari alla somma dei senatori e dei deputati di ogni singolo Stato.
Nello specifico i senatori sono 100, due per ogni Stato, mentre i deputati sono 435, assegnati proporzionalmente alla popolazione residente nello Stato; a questi bisogna poi aggiungere 3 rappresentanti per il Distretto della Columbia che, sebbene non elegga alcun rappresentante al Senato e alla Camera dei Rappresentanti, ha diritto, grazie al XXIII emendamento alla Costituzione, a nominare un numero di Grandi Elettori “uguale a quello che le spetterebbe se fosse uno Stato ma comunque non superiore a quello degli elettori designati dallo Stato meno popoloso”.

Per essere eletti presidenti sono necessari almeno 270 voti e nel caso in cui, come accadde nel 1800 e nel 1824 per l'elezione rispettivamente di Thomas Jefferson e di John Quincy Adams, nessuno raggiunga il prescritto quorum, la Costituzione prevede che la decisione finale spetti alla Camera dei Rappresentanti, che dovrà scegliere tra i primi tre candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti elettorali; al Senato spetterà invece, in tal caso, l’elezione del vicepresidente.

Va rilevato che all'effetto distorsivo dovuto alla sottorappresentazione degli elettori del Distretto della Columbia e alla sovrarappresentazione di alcuni Stati scarsamente popolati, (dovuta al metodo di ripartizione tra gli Stati del numero di Grandi Elettori eleggibili) se ne aggiunge un altro ben più rilevante che può portare ad esiti divergenti da quelli espressi dalla maggioranza degli elettori iniziali: si tratta del sistema di attribuzione dei Grandi Elettori ad ogni singolo Stato.
Tale meccanismo prevede che i voti dei cittadini, detti “voti popolari”, vengano contati stato per stato e non a livello nazionale, e che al partito che ottiene più consensi in ogni stato vengano attribuiti tutti i "Grandi Elettori" in palio in quello Stato.
Rappresentano delle eccezioni alla regola i piccoli stati del Maine e del Nebraska, (e forse da quest’anno anche il Colorado) dove si assegnano due Elettori a chi prende più voti nello Stato, e i rimanenti a chi vince nei singoli collegi elettorali in cui è suddiviso il territorio.

Ciò significa che il Presidente che poi verrà eletto (cioè colui che raccoglie il consenso di almeno 270 Grandi Elettori) potrebbe non essere quello a favore del quale si sono espressi la maggioranza degli elettori originali.
Questa ipotesi si è storicamente realizzata in alcune occasioni, l'ultima delle quali nel 2000 quando il candidato democratico Al Gore ottenne circa mezzo milione di voti popolari in più rispetto al candidato repubblicano George W. Bush, ma tali consensi erano distribuiti in modo più uniforme sul territorio della Federazione così che il numero di Grandi Elettori democratici fu inferiore a quello dei repubblicani.
Possono votare tutti i cittadini americani che hanno compiuto diciotto anni di età e si siano iscritti alle "liste elettorali": sulla scheda esprimono la preferenza per un candidato presidente, ma in realtà eleggono una lista di "Grandi Elettori" a lui associata.

Una volta eletti, i Grandi Elettori tradizionalmente votano per il candidato alla Casa Bianca cui erano associati nelle schede, anche se sono tenuti a farlo per legge solo in 26 Stati e nel Distretto di Columbia, mentre nei 24 Stati rimanenti non c'è nessuna norma che li obblighi a seguire le indicazioni emerse dal voto popolare e quindi, in teoria, un Grande Elettore potrebbe votare un presidente «diverso» da quello uscito vincente in quello specifico Stato.
Raramente si sono verificati casi del genere e comunque non sono mai stati determinanti nel rovesciare l’esito delle consultazioni.

Non resta ora che definire in che modo vengano scelti dai partiti i loro candidati alla presidenza e alla carica di Grande Elettore; ciò avviene mediante Convention, Primarie e Caucus.

La Convention è l’assemblea di un partito, che si tiene prima a livello statale e poi nazionale, la quale nomina il candidato ufficiale del partito alla Presidenza.
Le convention nazionali, che mobilitano i mass media e attraggono l'interesse dell'opinione pubblica in modo intenso e protratto, hanno anche la funzione di preparare le piattaforme politiche dei partiti, cioè i documenti programmatici cui i candidati si rifaranno nel corso della campagna.

Le Primarie sono elezioni pubbliche dei delegati alla convention nazionale di un partito.
Nelle primarie, a seconda delle leggi dello Stato in cui si tengono e dei regolamenti interni di ciascun partito, i delegati vengono scelti o in modo diretto o esprimendo una preferenza per un candidato presidenziale (primarie indirette).
Possono essere chiuse, cioè interne ad un partito, in cui possono votare soltanto gli iscritti a quel partito, oppure aperte, in cui è consentito votare anche agli elettori registrati con altri partiti e agli elettori indipendenti.

Il termine Caucus ha il significato primario di "riunione" e, nel processo della nomination presidenziale, denota la riunione di attivisti locali di partito a livello di Distretto, i quali in un incontro aperto scelgono i delegati che li rappresenteranno alle riunioni di Contea.
Questi a loro volta scelgono i delegati alle riunioni di Stato, e queste ultime esprimono i delegati alla Convention Nazionale del partito.
La finalità di questo sistema è aprire al maggior numero possibile di persone la partecipazione politica e offrire al reclutamento di nuovi talenti un incentivo che non si limiti alla votazione alle elezioni primarie.
Con il meccanismo del Caucus si intende indicare, attraverso la scelta dei delegati, quale candidato presidenziale goda delle preferenze dei membri del partito nei singoli Stati.
Si ottiene quindi l'effetto di democratizzare le nominations alla presidenza, dato che le preferenze dei candidati si decidono sostanzialmente a livello di distretto elettorale, proprio all'inizio del processo.

Da decenni, ad aprire la stagione del voto sono i Caucus in Iowa e le primarie in New Hampshire, celebrate di solito un martedì di gennaio nell’anno del voto.
Un’altra tappa decisiva è il primo «supermartedì» di febbraio, quando si vota contemporaneamente in un gran numero di stati.

Giova infine ricordare che il mandato presidenziale è per un quadriennio, cioè "a termine", il che preclude la possibilità di una sfiducia da parte del Congresso e che un presidente non può essere rieletto per più di una volta.
Ciò a seguito di un Emendamento costituzionale adottato nel 1951, successivo alla duplice rielezione di F.D. Roosevelt, il quale fu il primo e l’unico che osò contravvenire, riproponendosi addirittura una quarta volta, alla disposizione consuetudinaria dettata da George Washington, il quale, rifiutando una terza nomina, aveva dichiarato che nessun uomo avrebbe dovuto occupare quella carica per più di otto anni.